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Dario Rossi

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CAPELLI TINTI DI FUXIA

D: Come mai ingegneria? 
R: La scelta della facoltà universitaria è importante in quanto contribuisce a determinare il proprio avvenire: pertanto, è difficile arrivare di fronte a tale scelta adeguatamente preparati, sereni, e certi di non avere ripensamenti futuri. 
Personalmente, alla maturità avevo portato letteratura francese e filosofia: la scelta tra quest'ultima ed ingegneria, indubbiamente più "quadrata" per lo meno nell'immaginario collettivo, non era scontata. Al test di ingresso, il fatto di essere l'unico con i capelli tinti di un fuxia vivo sembrava gridare oltraggio ai muri del Poli, mi instillava ulteriori dubbi... fortunatamente, gli stereotipi non valgono che a grandi linee, per cui il Politecnico si è rivelato un habitat popolato da una fauna estremamente variegata -- che annovera chiaramente un buon numero di topi da biblioteca, ma altrettante persone brillanti, stimolanti, insostituibili.

D: Ripensamenti? 
R: Nel biennio il piano era comunque quello di passare gli esami ma trovare la propria strada in parallelo ed in autonomia, la strada in cui sfondare, e siccome stavo già mollando la pallacanestro, mi rimaneva la musica. Alternando gli esami ed i concerti, in parallelo, le aspettative cambiano e diventano più mature, per cui mi sono appassionato alle tematiche che studiavo, agli strumenti che mi venivano forniti, alle materie che mi venivano insegnate e pian piano ho iniziato. La strada viene da te.

D: Come mai telematica? 
R: A dire il vero, ingegneria telematica non esisteva ancora: io mi sono immatricolato nel 1995 quando era appena stato aperto il corso di laurea in telecomunicazioni -- per così dire a cavallo tra elettronica ed informatica. 
All'epoca in cui le reti cominciavano la loro diffusione di massa, la focalizzazione di un corso di studi ingegneristico su queste tematiche è stata una componente di successo. Incuneandosi tra telecomunicazioni ed informatica, telematica rappresenta una naturale ed ulteriore fase di specializzazione, che rispecchia la nostra crescente dipendenza da un numero sempre maggiore di reti -- ditemi come fareste senza il cellulare, google e (tra poco) un GPS.

D: Perchè non ti sei fermato ad una laurea di primo livello? 
R: Cosa!? E perdermi due anni di vita da studente Inoltre, durante il biennio, ho avuto la possibilità di allargare i miei orizzonti tramite il programma Erasmus [è un programma europeo per la mobilità degli studenti], tramite il quale ho sperimentato il sistema francese (e devo dire che il nostro non ha nulla da invidiargli). Infine, la tesi di secondo livello è il primo progetto personale di una certa portata, che permette di misurarsi con dei problemi affascinanti, in cui si è liberi di dar sfogo alla propria inventiva.

D: A proposito dei sistemi universitari stranieri, quanto ti sei sentito preparato rispetto ai coetanei francesi o di altri paesi? 
R: Ti rispondo innanzittutto con dei semplici fatti, a te trarre le conseguenze. Primo, di norma andare in Erasmus è benefico per la media sul libretto: ciò è indicativo quantomeno del fatto che il livello degli esami italiani sia superiore, il che fa supporre che altrettanto valga per la preparazione. 
Secondo, ricordo il mio stupore di studente quando in più occasioni, su libri di testo statunitensi, trovavo la dicitura "from advanced courses" di fronte a nozioni per noi basilari: evidentemente, l'università ci fornisce solide conoscenze di base. 
Terzo, è ben noto che gli studenti del liceo classico, pur non avendo particolari basi matematiche, riescono senza particolari difficoltà gli studi ingegneristici: questo perchè lo scopo del nostro sistema scolastico (il che vale anche a livello universitario) è di insegnare ad imparare: in altri termini, l'università italiana ci ha formato in maniera tale da essere in grado di colmare le proprie lacune.

D: Riprendiamo il discorso: perchè non ti sei fermato ad una laurea di secondo livello ? Detto in altri termini, perchè il dottorato? 
R: Cosa!? E perdermi altri tre anni ... scherzi a parte, il diploma di laurea quinquennale è sicuramente un traguardo, ma non il solo possibile: il percorso di dottorato rimane aperto per chiunque abbia voglia e capacità di capire, andare al cuore dei problemi, e inventare soluzioni. 
Va detto che il dottorato è un passo necessario per una carriera scientifica nell'università, e comincia ad esserlo anche per posti di ricerca in ambito industriale europeo. Tuttavia, in italia non gode di riconoscimento per ora adeguato al di fuori di un contesto accademico -- ma non è detto che il panorama sia immutabile.
Retrospettivamente sono molto soddisfatto della scelta di intraprendere un corso di studi di dottorato con il gruppo di reti di telecomunicazioni. I motivi sono molteplici, è difficile ordinarli per importanza e quindi l'elenco che segue è da intendersi in ordine casuale. Innanzittutto, il gruppo è formato da gente scientificamente valida, che gode di ottima reputazione a livello internazionale. Inoltre, sia sul piano umano (*) che su quello atletico il gruppo non ha nulla da invidiare alle proprie competenze scientifiche! Sia l'ambito che l'ambiente di lavoro sono molto stimolanti, il che mi ha dato rispettivamente la possiblità di sperimentare un modello extraeuropeo, questa volta quello statunitense, e di stringere splendide relazioni personali. 
(*) il professor Bianco moderi il turpiloquio ...

D: Per cui, di nuovo all'estero ... 
R: Sì, e per giunta un'opportunità che difficilmente avrei potuto crearmi dal nulla: a Berkeley, nell'Università della California, una delle migliori università americane, nota per l'attivismo studentesco del Free Speech Movement degli anni 60, ed anche come culla delle idee che vengono realizzate nella Silicon Valley. 
Senza voler soppesare pro e contro del modello americano, mi limito in questa sede ad un breve commento sulla meritocrazia ed il dinamismo del sistema, che riporto in forma aneddottica. Un giorno, durante il pendolarismo mattutino sulla metropolitana, stavo programmando in Perl col computer portatile; un mio vicino, autodefinitosi "perl-freak" si è interessato al codice che stavo scrivendo, e nel giro di meno di 5 minuti, mi ha teso una "business-card" ed offerto un lavoro...

D: E adesso, dopo il dottorato? 
R: Direi "di nuovo all'estero ...": recentemente, ho vinto un posto da professore associato all'Ecole Nationale Superieure de Telecommunication (ENST) a Parigi. Questo nuovo periodo si preannuncia come una sfida importante, e adesso, se dal mio ufficio di parigi non si vede la Tour Eiffel è solo perchè hanno orientato male il palazzo. 

 

[Parigi, primavera 2007]